Il social del momento

I Social Network sono dalla loro nascita considerati uno strumento di comunicazione e socialità democratico e aperto a tutti. Però da qualche settimana, in Italia, stiamo assistendo all’arrivo di una piattaforma che non rispetta i soliti canoni social: Stiamo parlando di Clubhouse.

Clubhouse ha lo scopo di creare un’esperienza virtuale del tutto simile all’interazione umana offline. Per permetterlo però non consente di postare fotografie, video, articoli, canzoni e pensieri scritti.
Cosa permette di fare clubhouse?
E’ un social che basa tutta la sua interazione sull’incontro tra individui in stanze virtuali, all’interno delle quali le persone si riuniscono per conversare vocalmente su diversi argomenti.

Tutta l’interazione avviene solamente tramite la voce.

La partecipazione Esclusiva

La piattaforma non permette un accesso libero e indifferenziato, ed è proprio da questo che nasce il successo dirompente di Clubhouse. L’esclusività della piattaforma, in un periodo di massima inclusione sociale, scatena un fenomeno caratterizzante delle dinamiche online: il FOMO (Fear of missing out) ovvero la paura di essere esclusi, perdendosi i trend del momento. E’ esattamente attorno a questo fattore che si sviluppa l’interesse di essere parte di questo nuovo social network, in modo da sentirsi inclusi in questa élite di cui non tutti possono far parte. Inoltre, sempre per quanto riguarda l’esclusività, la piattaforma è scaricabile al momento solo su dispositivi IOS, e permette di accedere al sistema solo se si è stati invitati da qualcuno. Come se si trattasse di un vero e proprio club privato virtuale.

Come funziona?

Ogni stanza può ospitare al massimo 5mila utenti. All’interno di ogni stanza sono 3 i ruoli che si possono ricoprire: C’è innanzitutto lo speaker, ovvero il creatore della stanza, che è il primo ad avere diritto di parola. Ci sono poi i listeners, ovvero coloro che ascoltano la conversazione e possono chiedere di intervenire vocalmente. Infine troviamo il moderatore, ovvero colui a cui spetta il compito di controllare e gestire la chat, in modo da intercettare elementi disturbanti o inopportuni e, se necessario, rimuoverli dalla stanza.

Le conversazioni delle chat di ogni stanza vengono automaticamente eliminate al termine della discussione, il che ha portato a diverse critiche sui sistemi di privacy e sicurezza che offre la piattaforma. Nonostante questo non sono stati presi provvedimenti in merito, come a confermare l’obiettivo di clubhouse: la creazione di un’ambiente virtuale in cui le conversazioni sono identiche a quelle offline: iniziano e finiscono in un certo tempo, lasciando traccia di esse solo nella memoria di chi ha fatto parte della discussione.

Sarà sempre così?

Ad oggi clubhouse ha già raggiunto 6 milioni di utenti nel mondo, di cui 50.000 sono italiani. Per sostenere questo carico destinato a crescere sarà quindi necessario monetizzare in qualche modo. Le strade ipotetiche sono principalmente due: introdurre una quota di iscrizione e la possibilità di fare donazioni, oppure inserire un sistema di target advertising.
Se nel primo caso la piattaforma, con qualche difficoltà in più, riuscirebbe a conservare la sua natura esclusiva, con l’advertising si ridurrebbero i rischi legati alla qualità del servizio, a discapito di una maggiore utenza che penalizzerebbe l’esclusività della piattaforma.