I dark pattern sono elementi dell’interfaccia di un sito ideati e posizionati appositamente per confondere l’utente, con il fine di portarlo a compiere azioni non desiderate oppure di scoraggiarlo a prendere certe decisioni.

Opzioni ingannevoli

Quando si compilano le informazioni su un sito, bisogna stare attenti ad alcune opzioni che ci ingannano in modo da farci scegliere una cosa che non vogliamo. Se guardata di sfuggita, un’opzione che sembra dire una cosa, letta attentamente vuol dire tutto il contrario. Questo può accadere quando ci si registra ad un servizio. Si visualizzano una serie di caselle, ma il significato di esse è alternato. Mentre pensiamo che entrambe le caselle significhino “non accetto” in realtà la seconda significa l’opposto.

Costi celati aggiunti al carrello

Quando si compra online, può capitare che qualche sito aggiunga di nascosto un prodotto al carrello. Alcuni siti inseriscono automaticamente una protezione o assicurazione (mettiamo ad esempio di 5€). La maggior parte delle volte, il prezzo dell’oggetto aggiunto è così piccolo che l’acquirente non lo nota nemmeno, ma nel caso si acquistino quattro prodotti c’è il rischio che quei 5€ siano moltiplicati per ciascuno, finendo per diventare 20€. In molti casi dopo aver compilato tutte le pagine inserendo i propri dati, all’ultimo spuntano i costi aggiuntivi. Dato il tempo speso per arrivare fino a quel punto, spesso al cliente non va di annullare tutto e cercare un altro sito.

Roach Motel e continuità forzata

Questo tipo di design, proprio come un labirinto, rende facile entrare in una situazione (iscrizione, abbonamento…) ma difficile uscirne. Alcuni siti introducono di nascosto un abbonamento nel carrello, se non ci accorgiamo di nulla e proseguiamo con l’acquisto, l’abbonamento viene effettuato in automatico. Il problema diventa evidente troppo tardi, quando ormai l’abbonamento è effettuato, obbligandoci ad eseguire lunghe procedure per farci rimborsare e cancellarlo. Un’altra lunga procedura è quella necessaria a cancellare il proprio account Amazon. Solo dopo vari passaggi si riesce a trovare una pagina di contatti a cui richiedere la cancellazione. Non è possibile eliminare l’account senza fare richiesta ad un operatore.

Privacy Zuckering (nome “dedicato” al fondatore di Facebook Mark Zuckerberg)

Spesso i social media ci inducono a condividere pubblicamente più informazioni del dovuto. Nei periodi iniziali, Facebook aveva la reputazione di rendere troppo facile condividere più del voluto anche a persone sconosciute. Rispondendo al feedback degli utenti e alla crescente preoccupazione pubblica riguardo alla privacy, Facebook ha creato un’interfaccia utente più user-friendly, rendendo facile modificare le impostazioni sulla privacy. Adesso i problemi riguardo alla privacy continuano dietro le quinte, tramite i “data broker”. Molte aziende compravendono i dati degli utenti, che anche se informa anonima, creano profili contenenti più dati possibili su ogni utente, comprese le abitudini personali.

Misdirection

Gli elementi grafici sono volontariamente disegnati in modo da distogliere l’attenzione dell’utente da alcuni elementi, in modo da favorire un comportamento specifico. In alcuni siti di compagnie aeree sulla pagina dei sedili selezionabili, è possibile scegliere un posto per 5€ o saltare la pagina senza costi aggiuntivi, ricevendo un posto casuale. L’inganno qui sta nel fatto che il processo di selezione del sedile sembra obbligatorio. Quando la pagina si carica, spesso un sedile è già preselezionato, con la scritta “prenotazione” messa in evidenza rispetto al tasto per saltare la selezione.

Confirmshaming

L’opzione per rifiutare il servizio è posta in modo da far provare all’utente una certa vergogna o disagio nel farlo. L’uso più comune di questa tecnica è sfruttato per convincere le persone a iscriversi e rimanere nelle mailing list, lo si trova spesso anche quando quando si tenta di disiscriversi o cancellarsi da un sito. Questa pratica è così comune da avere una pagina tumblr dedicata: confirmshaming.tumblr.com.

Pubblicità camuffate da contenuto

Le pubblicità vengono inserite al posto di tasti funzionali, ingannando l’utente a cliccare su di esse. L’esempio più evidente sono quelle che simulano un pulsante di download, quando in realtà il vero download si trova in un’altra posizione.