Il termine “filter bubble” (bolla di filtraggio) è stato coniato da Eli Pariser nel suo libro “The Filter Bubble: What the Internet Is Hiding from You”.

Questo termine si riferisce alla “bolla” di informazioni in cui ogni utente viene chiuso. La causa sono i sistemi di personalizzazione dei social media e dei risultati delle ricerche. Ogni volta che un utente effettua una ricerca online, ricerche precedenti e posizione vengono sfruttati per offrirgli risultati su misura.

In particolare sui social media, per ogni utente l’esperienza può cambiare drasticamente in base a like messi e link cliccati. Ad esempio Facebook propone post che ritiene siano rilevanti ed interessanti per i rispettivi utenti. L’algoritmo sceglie contenuti simili a quelli con cui di solito ognuno interagisce.

In questo modo però le persone si ritrovano in una “eco chamber” (in italiano “cassa di risonanza”). In queste casse di risonanza vengono proposte principalmente informazioni che non fanno altro che confermare ciò che ognuno già pensa. Le risorse che invece potrebbero mettere in discussione il loro pensiero sono scartate e più difficili da raggiungere.

Questo spiega anche il successo delle fake news. Le bufale vengono alimentate in una bolla di filtraggio in cui possono diffondersi in modo incontrastato, fino ad acquisire lo status di notizie.

Nel suo libro Pariser critica la bolla di filtraggio. L’autore ha affermatoche «ci taglia da nuove idee, argomenti e informazioni importanti» e «crea l’impressione che i nostri stretti interessi siano tutto ciò che esiste»

Altri studi invece affermano che questo fenomeno sia più positivo che negativo. Ad esempio uno studio scientifico della Wharton school in Pennsylvania, ha analizzato i suggerimenti personalizzati ed ha scoperto che questi filtri posso creare comunione, non frammentazione, nei gusti musicali online. I consumatori sfruttano i loro filtri per espandere i loro gusti, invece che limitarli.

Ad ogni modo non bisogna dimenticare che bolle di filtraggio, in maniera simile, esistevano già prima di internet. Le persone che frequentavano pub, bar e cerchie di amici formavano delle casse di risonanza anche senza l’esistenza di Google o Facebook. Internet offre una diversità di argomenti ed opinioni decisamente maggiore, a portata di click.

Tuttavia per fare in modo che non venga mai a mancare la libertà di espressione e di pensiero su internet, non va sottovalutato il pericolo delle bolle di filtraggio. Devono gestite in modo intelligente dagli sviluppatori per permettere sempre un certo livello di varietà e per offrire all’utente ulteriori spunti di riflessione.