I caratteri pittografici come ” 😎 ” e ” 🚗 ” rappresentano il primo tipo di linguaggio nato nel mondo ditigale, creato per aggiungere varie emozioni ad un testo altrimenti “piatto”. Il loro livello di popolarità è diventato mondiale, persino la Casa Bianca ha stilato un resoconto economico illustrato con le emoji. Nel 2015, ” 😂 ” è stata la parola dell’anno secondo Oxford Dictionaries.

Le emoji come le conosciamo oggi, sono diventate popolari di recente, solo dal 2012. Quando Apple ha rilasciato iOS6, i possessori di iPhone hanno scoperto la fantastica tastiera con le emoji. Con la popolarità in forte ascesa, le emoji arrivarono di li a poco anche su Instagram, Facebook, Twitter, ed altre piattaforme.

L’inizio della loro storia però è molto più semplice: tutto è iniziato dalle emoticon: espressioni facciali create con la punteggiatura come “:-)”. Apparirono la prima volta sul giornale Puck nel lontano 1881 come “arte tipografica”. Si è dovuto aspettare fino a 100 anni dopo (1982 per esattezza) affinché le emoticon fossero incorporate nel linguaggio dei computer.

Le emoji invece, sono state inventate in Giappone. Infatti la parola “emoji” si può tradurre da 絵 e (immagine), 文 mo (scrittura) e 字 ji (carattere). Sono state inventate nel 1998 grazie a Shigetaka Kurita e l’azienda Docomo. La compagnia di comunicazione aveva aggiunto la possibilità di inviare un cuoricino sui propri cercapersone, e dinventò incredibilmente popolare tra i ragazzi. Successivamente creò 176 emoji per la piattaforma internet mobile i-mode, ora parte di una collezione permanente al museo di arte moderna di New York.

Nei primi periodi le emoji erano esclusive di ogni azienda, dunque non erano compatibili tra diversi dispositivi. Fortunatamente arrivò Google che iniziò ad usare un sistema di codifica, assicurando il ricevimento delle stesse emoji su diverse piattaforme e tecnologie. Adesso Unicode Consortium è responsabile del sistema di codifica. Chiunque può inviare una proposta a Unicode per inserire una nuova emoji. Il processo di approvazione può durare anche più di due anni, successivamente Unicode fornisce ai produttori di sistemi operativi un abbozzo con una descrizione, sulla base della quale ogni sviluppatore realizzerà il suo simbolo mantenendo la coerenza grafica.

In qualunque modo si vedano le emoji, è difficile ignorare il loro impatto culturale. Anche il marketing ha sfruttato, ormai da tempo, l’impatto delle emoji, includendole in campagne pubblicitarie, spesso rivolte al pubblico più giovane, ma non solo. Ormai non c’è dubbio sul fatto che le emoji siano onnipresenti nelle nostre vite, sia per i puristi del linguaggio classico, che per chi riempie i messaggi di cuori e smile.