Questo periodo di emergenza dovuto al coronavirus ha drasticamente modificato la modalità di fruizione dei mezzi di comunicazione. Anche le persone abituate a mezzi più “tradizionali” hanno dovuto cambiare abitudini, avvicinandosi al mondo digitale.

Le aziende che vogliono uscire dalla situazione emergenziale in modo positivo, sono costrette ad adattarsi. Molte aziende stanno scegliendo di ridurre al minimo o addirittura sospendere le campagne pubblicitarie. Ma comunicare durante una crisi potrebbe invece rivelarsi la scelta più intelligente che un’azienda possa fare.

Una buona comunicazione potrebbe consentire alle aziende di uscire meglio dalla crisi, avvantaggiandosi sulla concorrenza, compiendo quindi una scelta che verrà ripagata sia nel medio che lungo periodo. Purtroppo per alcuni settori, ridurre o annullare gli investimenti pubblicitari rimane l’unica opzione possibile, ed è una scelta difficile che certe aziende si trovano costrette ad affrontare.

ll passato ci insegna che ridurre o interrompere la comunicazione durante un periodo di recessione non è la soluzione più prudente da adottare in un momento di crisi economica. Peter Field nel 2008 pubblicò i risultati del suo studio “Marketing in a downturn: lessons from the past”, concludendo che i brand che riducono la propria “share of voice”, ovvero l’investimento nella comunicazione all’interno della categoria, hanno una perdita in termini di quota di mercato.

Molte fonti concordano sull’esistenza di molteplici vantaggi della comunicazione nei periodi di crisi. Il potenziale silenzio dei concorrenti consente di conquistare una fetta di mercato non raggiungibile in un contesto normale. Evitare i periodi di silenzio, permette di mantenere alta la percezione del brand nella mente dei consumatori.

In conclusione, anche nei periodi di difficoltà, la comunicazione è un’arma vincente, fondamentale per restare competivi e mantenere un’immagine positiva del brand agli occhi dei consumatori.