Smart working, lavoro agile, lavoro da remoto o semplicemente telelavoro, sono i termini che stanno circolando di più in questo periodo di emergenza sanitaria legata al Coronavirus.
Molte aziende infatti sono state costrette ad entrare nel mondo del lavoro a distanza, ma questa non è per forza una cattiva notizia. Lo smart working può rivelarsi utile anche in situazioni al di fuori delle emergenze.

Nonostante i dubbi che possono sorgere, nelle giuste condizioni lo smart working può aumentare la produttività e diminuire l’assenteismo. Ovviamente chi vuole lavorare da casa deve avere gli strumenti adatti: oltre al computer potrebbero servire una serie di strumenti hardware e software.

Le statistiche in Italia

Secondo i dati del Politecnico di Milano, il 58% delle grandi aziende attua delle politiche di lavoro agile. A queste si aggiunge un 7% che ha attivato iniziative informali e un 5% che ha intenzione di farlo entro il prossimo anno. Le piccole medie imprese invece sono più indietro da questo punto di vista; solo il 12% di esse ha politiche attive di telelavoro e meno della metà sono interessate ad attuarne in futuro.

L’economia italiana si basa fortemente sulle PMI, che complessivamente danno impiego a molti più lavoratori rispetto alle grandi imprese. Secondo il Politecnico, con un sistema di lavoro flessibile maturo, ci sarebbe un incremento di produttività che toccherebbe 13,7 miliardi di euro. Se queste imprese adoperassero progetti di smart working, potrebbero risparmiare anche sui costi aziendali, avendo meno bollette di elettricità e riscaldamento da pagare. Un altro aspetto da considerare è quello ambientale, lavorando da casa si riducono notevolmente gli spostamenti in auto e mezzi pubblici, abbattendo le emissioni di CO2.

I vantaggi a livello mondiale

Lo studio socio-economico The Added Value of Flexible Working ha analizzato l’impatto dello smart working sull’ambiente, scoprendo che una diffusione su vasta scala del lavoro flessibile ridurrebbe i livelli di CO2 di 214 milioni di tonnellate l’anno entro il 2030. Circa la stessa quantità sottratta dall’atmosfera da 5 miliardi e mezzo di alberi!

Se si applicasse lo smart working in tutti i Paesi analizzati nello studio (Australia, Austria, Canada, Cina, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Hong Kong, India, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Singapore, Stati Uniti e Svizzera), l’economia mondiale ne trarrebbe un vantaggio di ben 10 mila miliardi di dollari!

Un report della Royal Society of Public Health britannica ha evidenziato che tutto questo andrebbe ad aumentare il benessere degli impiegati. Infatti il 55% delle persone si sente stressato a causa degli spostamenti e conduce stili di vita poco salutari per la mancanza di tempo libero. Negli Stati Uniti le politiche attuate da Dell, Aetna e Xerox hanno permesso di risparmiare più di 95mila tonnellate di emissioni nocive solo nel 2015.

Conlusione

L’azienda dove lavori è pronta a passare allo smart working? Come abbiamo visto ci sono molti buoni motivi per effettuare un cambiamento. L’adozione di misure di lavoro flessibile nelle piccole medie imprese italiane potrebbe ridurre l’inquinamento ambientale e lo stress a cui sono sottoposti i dipendenti. Lo smart working può essere un passo avanti per un futuro più sostenibile per tutti!