Da molto tempo stiamo assistendo all’avanzare di movimenti sociali in rete. Si tratta di episodi che hanno a che fare con l’assenza di democrazia, ingiustizia, brutalità della polizia, sessismo, razzismo, corruzione e povertà. Questi “movimenti digitali” nascono a seguito di queste ingiustizie e si diffondono a macchia d’olio sulle piattaforme social, le quali risultano una buona cassa di risonanza in grado di dar voce a chi non ce l’ha.

Il web e i social network sono degli strumenti molto potenti per comunicare. Ogni giorno vengono condivise sulle diverse piattaforme tantissime informazioni, sotto forma di video, testo, immagini. Più o meno consapevolmente sappiamo che condividere una notizia o un video non cambierà il mondo.

Ma siamo sicuri che queste nostre azioni online non abbiano effetti?

La risposta a questa domanda ce la possono dare fenomeni di lotta sociale che risalgono al 2010-2011, i quali hanno subito una forte influenza da parte dei social network e della rete. Si tratta de «La rivoluzione dei Gelsomini» in Tunisia e «La rivoluzione del 25 gennaio» in Egitto. Sono due episodi che hanno visto un’estrema insurrezione sociale in grado di attirare l’attenzione mondiale, soprattutto grazie alla circolazione sulla rete di informazioni e video postati dai cittadini che mostravano le atrocità di ciò che stava accadendo. Durante la rivoluzione dei Gelsomini la rete televisiva riuscì addirittura a sviluppare un programma di comunicazione in grado di collegare i telefonini direttamente al suo satellite, in modo da permettere alle persone che protestavano in piazza di essere trasmessi a richiesta sulla tv. In Egitto le capacità delle comunicazioni digitali portarono il regime a istituire un “blackout“: disattivarono l’accesso a internet in tutto il Paese. Questa limitazione non riuscì a durare più di 5 giorni e non fu in grado di fermare la circolazione di informazioni in Egitto.

Condividere può fare la differenza

Queste proteste, che rientrano nel periodo definito “Primavera Araba”, hanno potuto approfittare della libera connessione e comunicazione tra i vari social network, blog e reti televisive satellitari, sfruttati al meglio per sensibilizzare i Paesi su quanto accadeva in una specifica località. Gli eventi di quegli anni hanno per la prima volta dimostrato l’importanza del ruolo dei social media nelle rivoluzioni sociali. Sono stati in grado di mostrarci una rivolta meno lontana e sicuramente più plausibile. Questo ha permesso, anche a chi non viveva in prima persona queste situazioni sociali, di empatizzare maggiormente ed esprimere gesti di solidarietà rispetto a tali avvenimenti.

Una vicenda più attuale riguarda il video che documenta la morte di George Floyd, che ha dato il via all’insorgere popolare negli Stati Uniti. Questo e molti altri episodi tragici dimostrano che serve una presa di coscienza e di posizione per sfruttare nel modo più umano, solidale e giusto possibile, gli strumenti della rete che abbiamo a disposizione.